L'espresso - 18 marzo 2008

INTERNET E LA CAMPAGNA ELETTORALE Sul blog il politico fa Blob Arriva dal basso la rivoluzione web-elettorale. Grazie ai siti che monitorano i candidati. Li criticano, li filmano, li mettono alla berlina di alessandro gilioli

Anche la campagna elettorale italiana, nel suo piccolo, racconta il grande cambiamento in corso nel rapporto tra Rete e politica. Una relazione che si è articolata finora in tre fasi: quella del sito-vetrina, quella del blog e quella della 'nuvola', dove siamo adesso.

All'inizio (sette-otto anni fa) alcuni leader politici si sono accorti che esisteva Internet e hanno pensato di utilizzarlo, appunto, come la vetrina di un negozio: presentandosi con i propri discorsi, le proposte di legge, gli interventi alla Camera. Il massimo dell'aggiornamento era un rullo con i virgolettati del titolare alle agenzie. Di solito queste pagine erano scritte in terza persona: il senatore Tizio ha dichiarato, l'onorevole Caio ha auspicato, e così via. Il che marcava la distanza con il cittadino-utente e rendeva esplicita la mediazione di un portaborse nella gestione del sito stesso. Talvolta si corredava il tutto con una galleria di foto in cui il politico riteneva di essere presentabile. Incredibilmente, molti di questi inutili siti esistono ancora, anzi costituiscono la maggioranza della rappresentanza parlamentare sul Web. Ma per fortuna non li guarda più nessuno.

Nella fase successiva, iniziata due o tre anni fa, qualche onorevole ha tentato di scendere nell'arena della 'conversazione' con un suo blog. Alcuni sono stati accettati dalle comunità parlanti on line: Antonio Di Pietro, per esempio, è in testa alla classifica di Blogbabel riservata ai politici. Ma anche Storace, Pecoraro Scanio e Miccichè hanno dimostrato di saper parlare al popolo che legge e commenta i blog. Altri hanno avuto minore fortuna, fondamentalmente per incapacità di adeguarsi al linguaggio, ai ritmi e alla degerarchizzazione propria della cosiddetta blogosfera. Un caso emblematico è quello di Antonio Bassolino, che pure era partito bene. Nel pieno della bufera sul suo rinvio a giudizio, il governatore campano ha aggiornato il suo blog, postando solo i video con le interviste che lui stesso aveva rilasciato a tivù locali e nazionali. In pratica, nel momento cruciale ha usato il Web come un banale contenitore di stralci ricavati dai 'mainstream media'. Ci si sarebbe invece aspettati dal blogger Bassolino un'autodifesa diretta e colloquiale, in prima persona, con tanto di risposte alle critiche mossegli negli altri blog o nei commenti al suo. Un esempio diverso è venuto dal forzista Gianfranco Miccichè, che ha invece avuto il coraggio di fronteggiare la valanga di critiche e insulti piovutigli addosso dopo la resa alla candidatura di Lombardo in Sicilia. Oggi il suo diario on line è uno dei più vivi nell'area del centrodestra.

Sia quel che sia, l'attuale campagna elettorale ci dice che anche la fase degli onorevoli blogger è superata e stiamo entrando in una nuova realtà: quella in cui il dibattito politico on line è in qualche modo 'diretto'dai comunicatori dal basso, che si confrontano orizzontalmente su questo o quel problema, questo o quel candidato. è un gigantesco e reticolare scambio di notizie e opinioni che genera una nuvola di comunicazione politica da cui gli uomini di Palazzo sono di fatto estromessi: restano come sfondo, spesso sono oggetto del dialogo, ma il loro parere non ha più alcuna leadership nella conversazione. Siamo, per capirci, agli antipodi del 'pastone' proposto ogni sera dai tg: in tivù sfilano uno dopo l'altro i segretari di partito, in Rete tutta la comunicazione sulla politica è fatta da esterni rispetto al Palazzo.

La nuvola si nutre di blog, naturalmente, ma ci sono anche i video degli utenti su YouTube e anche espressioni più stringate come i tumblelog e Twitter. I tumblelog sono dei simil-blog in cui il post è brevissimo e spesso è una citazione di qualcosa trovato in Rete, in un altro blog ma anche in una chat. In pratica, è una declinazione dell'effetto tam-tam. Twitter è uno strumento di aggiornamento in 140 battute massimo che consente delle super dirette via Sms. Tipo: “Sono in piazza Duomo e ho appena visto l'onorevole Tizio chiamare 'negro' un ambulante senegalese”. Il tam tam farà il resto.

Il combinato disposto tra i blog normali, i tumblelog e Twitter è appunto la nuvola. Che per natura è diversificata nelle sue opinioni e tuttavia ha elementi di leadership: sono i blog più citati, quelli i cui post sono ripresi dagli altri e si ripercuotono in Rete secondo modalità virali.

Da quando si è creata questa nuvola, sono sorti anche i servizi per alimentarla, discuterne e monitorarla. Il giornalista Marco Montemagno, ad esempio, ha lanciato il progetto dei blogger dotati di videofonino che filmano sul cellulare un evento politico e aggiornano in diretta il proprio sito con questi contenuti: si ha un'idea del risultato cliccando su http://elezioni.blogosfere.it. Il sito del quotidiano 'La Repubblica' offre invece il monitoraggio quotidiano della nuvola con il sito NetMonitor, curato da Vittorio Zambardino (vedi riquadro sopra): qui si aggrega e si riordina, per quanto possibile, tutto il dibattito politico in corso tra blogger. Il 'Sole 24 Ore'on line propone il servizio 10 domande: un progetto in cui si raccolgono le videointerviste ai politici degli utenti, che a loro volta vengono votate da altri utenti per essere selezionate e poste ai candidati. E ancora, altri siti stanno inventandosi modi nuovi e creativi per relazionare la nuvola alle elezioni: Openpolis.it permette agli internauti di controllare l'operato dei politici, dal premier all'assessore del più piccolo comune (dichiarazioni, prese di posizione e così via); su Wikidemocracy.org si partecipa alle discussioni sui programmi, lista per lista; e altri luoghi virtuali come Cittadinidigitali, Spindoc o Politicaduepuntozero raccontano e nutrono il nuovo rapporto tra media digitali e politica.

La nuvola è tutto questo e molto altro. Quanto poi influenzi davvero la politica politicante, quella di Palazzo, è domanda alla quale è ancora difficile dare risposta. Anche se alcuni eventi recenti - l'esclusione di De Mita dal Pd, la sparizione di Mastella, il recupero in extremis di Giuseppe Lumia - possono essere letti (anche) come piccole vittorie della nuvola.

Che è, naturalmente, un universo da maneggiare con molta cura. Basti pensare allo sventato tentativo di Gustavo Selva, che ha aperto un blog chiedendo se si doveva ricandidare e ottenendo un 92 per cento di risposte imploranti: “No, per carità!”. Appena ha visto gli esiti della sua intemerata, Selva ha cancellato il sondaggio e censurato i commenti. La nuvola non fa per lui.